05 February 2006

Il delirio delle giornate blu

Oggi e' una giornata felice ma spesso non e' cosi.
Intorno a tre mesi fa avevo scritto:

Sostanzialmente mi sembra di passare le giornate piu` invani della mia vita`. A volte succede.
Anche se vorrei sempre credere che sono una persona poco passiva e che riesco a contribuire davvero alle vicende della mia vita` in maniera consapevole, in realta`,penso che mi sto nascondendo dietro le risponsabilita` assured che il corrente della vita` ha creato per me senza che io ne abbia fatto parte.
Spesso, ho la sensazione che la vita` stia altrove, e sempre di piu non riesco a capire come mai e perche mi trovo in questo…non so come chiamarlo.
Ogni giorno, sempre di piu`, mi vedo allontanando da quella che una volta avrei voluto che fosse la mia vita`. A volte per fino mi pare di capire come e` che le persone perdono i loro sogni durante gli anni. Riesco ad avere simpatia per loro, una cosa che di certo mi era impossibile quando di eta avevo di meno e pensavo di poter creare cio che sognavo.
Una volta avevo dei bei sogni. Erano piu` astratti ma mi parevano piu` raggiungibili che ora. Ero piu` giovane e meno matura e sicuramente molto meno cinica. La vita` e tutta l’esistenza erano ancora da scoprire. Mi perdonavo piu` frequentemente pensando di essere ancora abbastanza piccola per potermelo permettere, ma sopratutto, perdonavo spesso gli altri.
Non so neanche esattamente da quando ho cominciato ad invecchiarmi. Dovrebbe essere stata qualche data dopo la mia partenza dall’Iran verso l’Italia.

E` successo cosi che ci ho pensato di nuovo:
Durante le lezioni dell’universita` mi sono resa conto che non conosco proprio nessuno nel corso. Cioe` si, ma spesso non conosco neppure i loro nomi. Si tratta delle persone che durante l’anno accademico vedo qualche volta alla settimana. Cioe` le vedo solo durante le lezioni e chiaccheriamo sulla materia e ci scambiamo le nostre osservazioni riguardo alla lezione durante i dieci minuti di pausa, fumando. Piu` di questo non c’e` nulla. Non che io non lo voglia, ma ecco questo e` proprio il punto : io non riesco ne a dare e ne a ricevere. Non riesco a fingere d’essere intusiasta. A me proprio non mi viene niente in mente su cui cominciare un dialogo con qualcuno che conosco appena. Non vedo la mia faccia quando sto la` davanti a loro con la mia sigaretta tra le dite ma sono certa che neanche la mia faccia ha una grande impressione incoraggiante per gli altri a parlarmi. In ogni caso devo dire che non mi interssa neanche parlare sulle cazzate con loro. Quello che vorrei dire, semmai, sono queste cose che sto scrivendo ora, che si dicono solo ai veri amici, quelli che ti capiscono senza grandi sforzi.

Gli amici….Non ho degli amici… Ma che dico?! Certo che ne ho, ma mi sembra di non averli. In realta` sono io che non riesco ad aprirmi. E cosi non riesco ad aprirmi neanche a me stessa.
Non ero sempre cosi.
Quando ero piu’ giovane, avevo tanti amici. Ma le circostanze ci hanno separati. Ora stiamo un po` da per tutto. Ma sopratutto negli stati uniti.
Prima di finire in Italia, anche io sarei dovuta andare in USA, a New Jersey. Volevo fare la giornalista. Una certa universita, non famosa ma buona, mi aveva anche accettata. Mi ero iscritta e avevo anche fatto l’esame “toefl” e ne avevo preso un voto sufficente per studiare in lingua Inglese.
Iran e Usa dopo la vicenda dell’occupazione dell’ambasciata Americana a Teheran e la presa degli ostaggi da parte degli studenti fondamentalisti islamici durante la revoluzione del 79, non hanno piu i rapporti diplomatici. Dunque, dovevo andare all’ambaciata Americana in qualche altro paese, per chiedere il visto di studio per gli Usa. Ci sono stata, ad Ankara, e mi hanno rifiutata la richiesta del visto di studio. Non c’era da sorprendersi nonostante fosse ancora prima del 11 settembre. Per gli iraniani, questo e` un fatto piu` che normale. In Usa, per quanto riguarda lo studio, ci vanno solo quei iraniani che hanno dei motivi ben concreti e giustificabili. E che in qualche modo potrebbere essere una buona ruota per il futuro migliore della fabbrica del capitalismo Americano. Devono aver studiato scienze o ingegneria con i voti alti. Senno, devono avere l’invito da perte di una universita con un nome conosciuto a livello mondiale e di un presigio alto, per essere eventualmente semplici lavoratori che non pensano ad altro oltre alla loro specializzazione. Di certo, l’amministrazione Americana non ha bisogno dei studenti iraniani che da grande potrebbero fare la critica al sistema, ad esempio quelli che vogliono stuiare giornalismo in una universita` qualsiasi. Insomma... io non faccio parte di cio’ che loro volevano! Invece tanti dei miei amici, che studiavano delle cose che non avevano a che fare con le scienze umanistiche, ci sono andati. Altri, come me, sono rimasti per poi decidere cosa fare con la giovento bruciante….

Io, per caso, sono riuscita a venire in Italia.

Era difficile la vita da iraniana in europa dopo le vicende internazionali che erano le consequenze del 11 settembre. Ma in genere non e' facile la vita' da straniera. e soprattuto non lo e' per una fiffona come me che era stata sempre viziata da tutti. Cosi, andando avanti in tempo, mi sono sempre piu` chiusa dal resto del mondo. Gli altri hanno perso il loro fascino per me. Come se io avessi perso totalmente l’esperanza e l’intusiasmo per conoscere delle persone che mi faccessero felice sul serio. I miei momenti di felicita` sono diventati rari. E se a volte rido, e` solo perche ne ero abbituata una volta.
Quanto vorrei poter ridere un’altra volta, cosi tanto che mi faccia male la pancia e che perda il respiro. Ora che ci penso, mi ricordo spesso un girono di superiori in Iran. Avevamo finito la scuola alle due di pomeriggio. Insieme a una mia amica molto vicina, andavo a casa sua. In Iran i taxi hanno funzione di pulman, cioe` ci stanno dentro 5 persone oltre all’autista che porta tutti i loro ad una destinazione unica. Io e mia amica, davanti in un taxi, c’eravamo sedute accanto all'autista. Dietro c’erano altre tre persone. La destinazione era lontana e in mezzo ad ingorgo di Teheran abbiamo passato mezz’ora solo a ridere alle stupidagini di tipo l’aspetto di una signora che passeggiava fuori o il commneto d’autista ecc. Una signora, seduta dietro, come se volesse giustificare le nostre risate, per gli altri giustamente fuori posto, ha detto: ” beh…sono giovani! Se non ridono cosi ora, allora quando?!” Noi abbiamo riso ancora piu forte anche a quest’ultimo commento...
Sono passati piu` di dieci anni d’allora e mi pare di capire quello che intendeva, quella signora.

Sembro un tizio che beve il suo ennesimo Wiskey all’ora di chiusura e che ha appena cominciato di riscaldarsi nel suo lamento sulla gioventu` bruciata .… Lasciamo stare, non vorrei brontolarmi tanto. Anche perche dire la verita` mi sono gia calmata un po` e a rileggere la roba che ho scritto appena, mi sono resa conto che non mi sento poi cosi male…
Non sono un caso patologico, forse nemmeno una persona con i problemi personali seri. Una cosa pero e` certa: non sono del tutto liscia, ho dei alti e bassi, ogni tanto ripidi, pero` fattibili.

Credo d’aver bisogno di un altro Wiskey.

5 Comments:

At 12:21 AM, Blogger Mehran said...

Amica mia! ti capisco molto bene, ma ricordati il proverbio persianio che dice " il celo e' blu dovunque che te ne' vai" e' importante avere capace di essere felice', ma come si puo' imperarlo? fammi sapere se la torvi

 
At 12:16 PM, Blogger Mehran said...

Cara! mi puoi dare anche il tuo indrizzo blog Persiana,,,grazie ;-)

 
At 4:09 AM, Blogger upssidetown said...

Here are some links that I believe will be interested

 
At 6:11 PM, Blogger aliscia said...

Great site loved it alot, will come back and visit again.
»

 
At 10:28 PM, Blogger Roberto said...

Ciao Leyli,
intervengo in questo post, ma voglio anche commentare il tuo nuovo profilo, specie l'introduzione.
Vorrei precisare in particolar modo che io non trovo interessante quello che dici solo perché sei iraniana, ma perché lo ritengo effettivamene tale. Se poi tu invece lo valuti banale, penso di poter dire che questo tuo atteggiamento assomiglia molto a quello che tu stessa in questo testo stigmatizzavi, allorché non riesci né a dare né a ricevere quanto vorresti.
L'umanità non ha niente di banale, ma tante cose sono in effetti banalizzate per far loro perdere forza. Non farlo tu nei confronti di te stessa, penso che cadresti nella trappola di chi ha tentato di plagiarti.
Io ho vissuto sette anni all'estero in quattro paesi molto differenti dal mio e tra loro: credo di poter dire che capisco abbastanza bene le implicazioni degli incontri/scontri culturali, dei pregiudizi, delle "tare" culturali che inibiscono gli individui, ecc.
E non c'è niente di banale.
Banale è chi crede di capire tutto sulla base dei pregiudizi, appunto.

 

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