Il Diario Dimenticato

Le storie degli stranieri di Perugia per tanti versi sono simili. La mia pero` e` forse diversa. Non e` la storia di chi viaggia per piacere o per una semplice voglia di cambio. La mia e` quella di una fuga. Di chi lascia il proprio paese perche non ci puo piu` rimanere. Di chi crede in qualcosa di meglio.
C’e` una regola pero`. Una volta partiti, non si ritorna in dietro. Il Ritorno significa fallimento. Vuol dire ammettere la propria debolezza nel realizzare gli ideali e dire si` alla rottura dei principi laddove hanno reso la vita` un prigione.
Il dolore di rimanere, il sapore amaro della nostalgia e la forza per combattere si formano solo tenendo in conto questa regola.
Una mattinata grigia, novembre 2001.
Mi svegliai mezz’ora dopo le otto senza alcuna motivazione. Pensai: se fossi in Iran cosa farei a quest’ora?
Senza le vecchie abitudini, decifrare a base delle nuove dimensioni e` difficile una volta passata la gioia iniziale del viaggio. Nuova lingua, nuova cultura, nuovo paese, nuova universita`, nuova casa e un sacco di persone nuove di culture diverse!
Io non riuscivo piu`ad avere un giudizio e per quanto riguarda le altre persone, la mia cultura era lontana e sconosciuta. Tra l’altro dopo l`11 settembre e cioe` solo dieci giorni dal mio arrivo in Italia, non mi sentivo a mio agio parlando delle mie origini.
Sembrava impossibile allora che le persone avessero un loro parere privo di pregiudizi su di me . Per loro sarei potuta essere una musulmana fondamentalista che va in giro con le bombe nello zaino. Mi sentivo vuota e priva d’identita.
Chiamai mia mamma dicendole che ammettevo la mia debolezza e non potevo piu` sopportare di rimanere. Che volevo tornare dopo solo due mesi. Che anche lei e papa e tutti gli altri dovevano accettare il mio fallimento. Che mi mancavano.
Lei non si agito`. Mi rassicuro`che sarei potuta sempre tornare ma dal momento che avevo il permesso di soggiorno potevo almeno cercare di godermi la mia nuova vita` da straniera.
In realta` le cose non erano cambiate ma le sue parole mi calmarono. Feci una passeggiata in centro. Alti e bassi che lasciano senza respiro e catturano lo sguardo. Pensai alla mia nuova identita`: la straniera.
Cosa fanno gli stranieri?
Cercano in tutti modi di sentirsi meno esclusi, conoscendo altri come loro. Questo a Perugia e` abbastanza facile. E se fai il corso di lingua italiana all’universita` per stranieri ancora di piu`. Nei corridoi del palazzo Gallenga si sono formati centinaie di volte dei dialoghi tipici:
Di dove sei? Per quanto rimani? Come ti chiami? Scusa come?!
La maggior parte degli stranieri dell’universita pero`non hanno la stessa storia mia. Io mi trovavo li e cosi potevo fare finta di essere una di loro. Potevo nascondere la mia realta` dietro la loro felicita` di trovarsi in questo bel paese per imparare la lingua e godersi I ritmi mediterranei.
Una volta entrati nella vita` straniera studentesca di Perugia, tutta la scena cambia. Ci sono tutta una serie di attivita` I cui partecipanti sembrano interessarsi a tutte le altre culture. Gli incontri sulla poesia ceca, su quella tedesca, I concerti di musica bresiliana, di quella Africana, I seminari sulle donne arabe, su quelle afghane, Le cene giapponesi, quelle svedesi ec.
Poi cominci piano piano a frequentare gli Italiani. Sulle scalette del duomo ci saranno sempre amici di amici dei conquilini. Inviti il tuo gruppetto multietnico a casa tua e mostri un tocco della tua cultura cucinando un piatto tipico del tuo paese. Vai a varie feste che non sai di chi sono, ai vari locali a divertirti come ti pare forte del fatto di non poter essere decifrata in quanto straniera.
Se sei fortunata, in tutto questo avrai fatto delle amicizie un po` piu` profonde.
C’e`un problema in stare sempre tra gli stranieri a Perugia pero`.Quasi tutti partono dopo un po di tempo e percio` non desiderano avere un approccio profondo verso la vita` in questo breve periodo. Non e` facile trovare gli amici, chiamamoli veri e nel momento in cui decidi di cambiare il tuo atteggiamento e provi ad approfondire la vita smettendo di vagabondare I vari posti e frequentare decine di persone solo per averne una impressione superficiale, ti trovi di nuovo sola.
Per uno come me che resta, diventa ogni giorno piu` difficile ricominciare tutto con I nuovi arrivatti. Le cose che si ripetono diventano banali. Ci si stanca di raccontare le stesse storie. Di dare delle spiegazioni sulla propria esistenza e la propria identita` che si collegano solo con la cultura di provenienza. Ad un certo punto vorresti che gli altri ti conoscessero per quello che sei a prescindere dalla tua nazionalita`. Staccato da una storia collettiva, vorresti raccontarli la tua storia personale.
Mi sono seduta sulla panchina, laddove avevo chiamato mia madre tre anni fa.
Mi chiedo, chi sono ora ?
Non sono piu` la tipica straniera di Perugia. Non ho piu` voglia di tornare a casa neanche. Forse perche e` qui che mi sento a casa. Questo e` il mio pianeta. Mi sento ancora straniera ma lo sono sempre stata. Anche nella mia terra se non piu` di qui, non meno, pero` e` solo ora che me ne rendo conto.
Forse tutti ci sentiamo a casa solo dove ci sono le nostre cose, I nostri amici e le nostre scelte, tutto cio` di cui prendiamo cura. Una volta lasciato il pianeta` pero`, come il piccolo principe, siamo tutti stranieri.
