25 September 2003

Il Black Out

E` Settembre. C’e` “Black Out” in Italia da due giorni ormai. Sono appena tornata dall’Iran e mi sono trasferita nella casa nuova. Il corso dell’universita` non e` ancora cominciato. Tutte le circostanze mi danno un senso di leggerezza per cui, questa vicenda non prevista e le sue conseguenze (privazione d’acqua e doverla portare dalle fontane di citta`o comprarla nei negozi) mi paiono eccittanti. Sopratutto mi piace avere qualcosa in comune con tutti gli altri individui. Siamo tutti privi d’acqua e d’elettricita`. Siamo improvvisamente diventati una comunita`. La nostra e` quella basata sul nostro problema comune. E` un tema su cui chiacchierare anche con chi non conosci, chiedere le soluzioni che hanno gli altri, dare i consigli sulle cose gia` esperimentate da te. Insomma lo spirito sociale e` vivo.

Ora sono rimasta sola a casa pero`. Si sente il rumore di un elicottero che passa sopra la casa. A un tratto sento un’angoscia che mi e` familiare. Ma non riesco a riconoscerla. Cerco di concentrarmi e di ricordare…:

“Sono appena tornata a casa. Mamma mi aveva portato fuori per comprarmi un vestito nuovo per il capodanno. Sono tutta contenta essendo riuscita a convincerla su quella gonna rossa che mi piaceva tanto.
E` notte. Non c’e` la luce ma ci sono abbituata. Mia nonna, seduta nella sala, sotto la luce delle lampadine a gas che si accendono durante queste notti prive d’ellettricita`, mormora fra se` i versetti del Corano. Io e mamma ci siamo sdraiate sul nostro letto matrimoniale. Lei e` stanca e io non ho da fare e sono in attesa dell’elettricita. Chiudo gli occhi e mi immagino nella mia nuova gonna rossa. E` molto felice quest’ immagine. Oh! …E` proprio emozionante!
Improvisamente pero` sembra che le finestre stiano per scoppiare. Sento un’esplosione nella pancia e nelle orechie. Trema la terra e tutto cio` che ci sta sopra. Salto dal letto e guardo la mamma e chiedo: “cosa era?” prima di accorgermi che anche lei si sta facendo la stessa domanda a voce alta.
Sappiamo di essere in guerra e abbiamo gia` sentito e visto dei bombardamenti in altre citta` e anche nella nostra, ma questo e` stato piu`, molto piu` forte. Mamma apre la porta dell’ appartamento. Nelle scale ci sono vicini che scendono di furia. Fa appena in tempo a capire da uno di loro che stanno lanciando dei missili. E` la prima volta che lo fanno. Non so esattamente la differenza tra un missile e una bomba ma penso che il primo sia piu` pericoloso.
Non penso piu`, corro verso la nonna che ce l’ ha appena fatta ad uscire dalla sala, le prendo la mano. Cerco di spiegarle la situazione mentre la tiro veso la porta. Mi faccio coraggio pensando che Il rifugio e` davanti casa, Basta scendere le scale, Siamo solo al primo piano.
La mamma sta cercando il suo velo. Al buio cerco di trovare una candela da portare nelle scale.
Nonna commincia a dire che preferisce rimanere a casa, le e` difficile camminare. Mamma invece vuole uscire e vedere dove e` stato sbattuto dai missile. Sono disperata: cosa devo fare io? Devo decidere in fretta: andare con lei o rimanere con la nonna. E` come se dovessi scegliere insieme a quale delle due mi piacerebbe di piu` morire.
Scendo con mamma. Siamo per la strada. Camminiamo verso la luce che arriva dal primo incroce. Non siamo ancora arrivate che la terra si muove di nuovo. Questo rumore insopportabile mi ha assordata. Sento solo i gridi della gente che corre spaventata. Commincio a gridare anch’ io tenendo ancora piu` stretta la mano di mamma. La trascino con me in direzione opposta, verso casa. Nonostante sia confusa, mamma sembra tranquilla. Mi sta dicendo qualcosa ma io non la sento. Il mio cuore batte forte e sento di dover salvare la mamma. Devo salvare tutti I miei cari. Ho tanta paura di perdere tutti proprio in questo momento…”



Quando sara` finito il “black out”, tutto tornera` alla normalita`. Nessuno piu` si chiedera` cosa stiano facendo gli altri. Non ci sara` piu questo problema commune per cui sentirsi vicino ad altri. Saremo di nuovo individui liberi.
Non sento piu` l’elicottero. Dalla nostra finestra si vedono, fuori sulla terazza dei vicini, i resti di una bandiera di pace che durante questi mesi si e` spezzata e ha perso i suoi colori d’arcobalena ….