28 December 2007

Farsi to Italian to English

I still don't feel close to English as I feel with Italian or Farsi. I'm not worried, since I had the same process going on with Italian during the first year after my arrival to Perugia. It is difficult though. I'm in this period now, as I was in Italy, that can't express myself in non of these three languages.

Farsi seems so distant when it comes to my academic life and I never could talk about the things I study in it. I have no human science backround in Farsi and was never an intellectual so I don't know the right linguistic register for the human sciences in Farsi. However, I can compliment (ta'arof), gossip and be a better public-sphere-conservative-pretender in Farsi!

Italian is the one I really miss. I studied in it for the last six years. I had/have good friends to whom I spoke in Italian about current important issues, be it personal or socio-political. I struggled with practical and bureaucratic issues in it. And, most of all, I learned to express my most intimate feelings in it. Italian is the language I feel mostly close to now. But I have to let it go, at least for now, the way I let go of Farsi and so was able to open up to Italian. It hurts but that's the only choice i have.

I've been speaking Italian these days - as a result of the holidays and different phone calls and emails to my friends in Italy - and I just found it so much easier to be, what I thought is, me. One's personality is very much connected to the language she speaks. The better you speak a language the closer you'll get to your true self. Hence, my personalities, in Farsi and in Italian, at least during the last two years, had gotten really close to each other. I could be what I wanted in both, even though in different ways.

In English I haven't yet found the way to be me. I don't know the context and don't know the impression my register gives. I don't have any judgments towards different registers, accents and use of words, so, I connect to my surrounding in the most immediate way of just finding the most basic words merely to make myself understood. There is yet no such thing as subtle choice between the synonyms for me. That is mainly why I feel distant from English. I have to love and hate, get angry and frustrated, be challenged and struggle, live in English to be me in it.

I knew the language part was going to be the most difficult part of the move, as I had experienced it another time and in a much more drastic way - I didn't speak any Italian when arrived in Italy. At least now I speak English - so I think! I never felt quite integrated and confident in Italy before being able to express myself in Italian. Maybe I'm too conscious about it but, that's how I am, so I guess that will happen with English too.
I'll wait and see...

25 October 2007

Leyli out Italy!

Here I am, doing what I always dreamed of when I was 15. I am listening to my favorite 'side' of The Dark Side of the Moon (Us&Them+Any Color You Like+Brain Damage+Eclipse) looking at sky from where my beloved Pink Floyd looked at it while composing them.... How breathtaking. Good old teenage days....
I feel home here, maybe that's cause I had imagined it so many times when listening to these lyrics. There is something so cloudy and unpredictable about them. Bricks under the Britain's sky is so pinkfloydish and that's what I see whenever I look out of my window in London.... Oh forget it I can never express my feelings with words even if I insist on writing all the times and in all the possible languages.
I have to change this blog's name I suppose, or maybe, I need another blog and should leave this one in peace. But then again this Leyli in UK is the continuation of that one in Italy, no sense in dividing them. Yeah I'm gonna change the name.
Since I have never lived in an English language country and my recent contact with British English was through British comedies, whenever I'm distracted and I suddenly here a Brit speak, I feel I'm in a sitcom and am always waiting for the punchline! That's a funny feeling.... Hope it'll change soon.
Gotta get back to work, no jokes in doing Masters here!

04 September 2007

una casa sneza porte

Me ne sto andando da casa, da Perugia, da Italia. Non saprei se mai ci posso mettere piede qua. Eppure lo chiamo casa. Non è ridicolo?
Ho il passaporto iraniano. La mia famiglia sta a Teheran. Ho vissuto i primi 23 anni della mia vita là, il resto pero, 6 anni e cioé un quinto della mia vita, a Perugia. 6 anni importanti del mio percorso. Non è ridicolo che non mi venga riconosciuto il diritto di tornarci quando mi manca questa mia seconda città? Chi ha deciso di chiamarmi extracomunitaria, ha mai pensato di tutto cio'? Non sono per lui un po', solo un po', italiana io? Con 6 anni quanto italiana si può diventare e chi lo decide?
Metto in scatola tutto cio' che ha fatto di questo appartamento la mia casa. Non so dove mettere queste scatole. Dovrei mandarle in Iran? Ma se queste scatole fanno parte della mia Italia, perché mai le devo mandare in Iran? Perché non posso avere la sicurezza di tornarci un domani e ritrovarle qua da qualche parte, del resto come farebbe anche un vero italiano?
I miei amici che hanno fatto la mia famiglia italiana, quando li rivedrò?
Quando me ne andavo dall'Iran, ero triste ma sapevo di poterci tornare quando voglio, ora....
Qualcuno riesce a capire questo dolore o forse sono solo io che chiedo troppo e sono viziata?

27 July 2006

come state passando le vacanze?

Molto semplice...rimanendo a casa:

04 June 2006

Teoria della Comunicazione di Mmmm..!?

Una cosa piccola per gli amici che conoscono la teoria di comunicazione di Jackobson,
Ho una teoria anche io:
Credo che nelle societa' più arcaiche come quella iraniana, la funzione fatica della comunicazione e' il nucleo intorno al quale si costruiscono le relazioni. Questo e' uno delle cose che nonostante rendi la vita' divertente, può avere dei risultati cattivi. perché la', le comunicazioni sono fine a se stessi, almeno cosi lo vedo io.
Mentre forse nelle societa' più moderne, come ad esempio quella tedesca, la funzione referenziale e' la base delle relazioni.
Italia e' anche, abbastanza FATICOSA...:-) Questo lo rende in effetti simpatico pero' bisogna anche fare attenzione di non costruire solo delle relazioni che sono fine a se stessi.
Che ne pensate?

p.s. Qua a destra ho scritto che ho 27 anni...beh, e' sbagliato! Da oggi ne ho 28 :-(

22 May 2006

Pudore?

Questo mese dopo più di un anno, finalmente, mi sono riscritta in palestra. Non che sia una atletica, pero, credo davvero di avere bisogno di qualche attività fisica e disciplinata e quindi anche se non sono un amatrice di palestra in genere, visto che per fare qualunque altro sport devo adattarmi agli altri orari (siano quelle delle lezioni o delle altre persone)oltre i miei, non avevo alternativa.
Oggi, dopo alcuni giorni che per fortuna c' era poca gente in palestra, essendo un lunedì, c' era tanta gente. Questo poi, secondo me, e' perché il lunedì e' il giorno in cui la gente prova il massimo del senso di colpa in tutta la settimana, a causa della fine settimana: chi ha bevuto troppo, chi ha fumato tanto, che ha esagerato in mangiare ecc. tutti vengono a recuperarlo in palestra! Insomma....
Sono entrata nello spogliatoio femminile per prendere un fazzoletto di carta dal mio armadietto. Era appena finita una lezione di aerobica, e quindi tutte le ragazze che ci avevano partecipato, facevano la doccia e si preparavano per andar via....:
In file ordinate, parallele agli armadietti, nude e seminude in piedi o sedute, si asciugavano o si mettevano la crema o si guardavano negli specchi. Una miscela dei profumi diversi dei vari saponi o delle creme stava in aria, il tutto mentre anche parlavano con le altre e ogni tanto si sentiva una risatina. Ero in un certo imbarazzo che non potevo spiegarmi e allora non riuscivo neppure di nasconderlo.... Stavo pensando di andare via e liberarmi di quella sensazione che ad un tratto la radio,la "subasio più", che si sente da per tutto in palestra, grazie alle numerose casse, ha cominciato di trasmettere "sunday morning" di "the velvet undergrownd"...e cosi tutto l' atmosfera, che fin' allora mi disturbava con suoi immagini e le profume volgari, si e' trasformato in un quadro ironico e addirittura surreale, cosicche, mi sono trattenuta fino alla fine di canzone a guardare quel pudore assente.

21 May 2006

Prozac

Quando guardo le persone da una certa distanza, non succede spesso ma a volte, alcune mi affascinano cosi tanto che e’ come se fossero l’incarnazione dei modelli ideali che penso d’avere. Anche se davvero riuscire a comprendere esattamente come siano fatti tale modelli, per me, e’ una cosa non fattibile e pare che da un giorno ad altro cambino almeno parzialmente questi modelli astratti. Non c’e’ mai esisitito una persona che vederlo mi faccia pensare: “si...ecco! Da grande vorrei essere cosi come lei.” Ma invece ora che sono grande e mi pare di essere molto lontata dai miei ideali, vedere queste rare persone che pare abbiano realizzato tale ideali, mi fa venire una gioia profonda intrecciata da una grande voglia di piangere e da rimorso.
Una volta, qualcuno mi ha detto che e’ una cosa bella non avere dei modelli, perche cosi si puo diventare tutto quello che si vuole senza limitarsi ai modelli gia esistenti e potra' realizzare tutte le sue fantasie senza che nessuna e niente ci ponga dei limiti per la sua esistenza.
Questo e’ poi la base di tutto il pensiero di 68: che noi siamo le nostre scelte, che siamo liberi di scegliere cio’ che desideriamo, che siamo come un contenitore vuoto che possiamo riempirlo con tutto cio’ che desideriamo che non esiste nessun limite ecc.
Io pero, tale modo di pensare, lo chiamo troppo idealista, perche davvero vorrei riempire il mio contenitore di tante belle cose, ma la mia stessa natura mi costringe, mi condiziona e mi frena. Per tanti motivi socio-culturali, psicologiche, biologiche ecc. sono insicura, ho tanta paura delle conseguenze delle mie scelte, sono pigra, falsa, testarda e un sacco di altre cose non funzionali ai fini dello scopo di diventare cio' che vorrei. Beh... uno potrebbe dire che con un po’ di buona volonta’ si possono superare tutte queste cattive qualita’, ma io dico, se poi a uno manca pure la volonta’, da dove deve partire? E poi dietro la volonta’ c’e’ una cosa piu’ importante che e’ la speranza, e se non c’e` neppure quella?

Si, si, ho capito... ci sono anche dei psicofarmaci, e va bene, grazie!

19 May 2006

Incoraggiatemi...! Correggetemi pure!

Fin' ora ho avuto un approccio molto diverso verso il mio blog italiano rispetto a quello persiano: Mentre ogni settimana scrivevo almeno per una volta in quello persiano , qua ho solo pubblicato la roba che avevo già preparato prima e quindi il rapporto non era immediato ne frequente. La causa principale, forse, era il "non aver ricevuto nessun commento qua" il che implicava il "non avere degli interlocutori" , altro ragione ancora, e' che mi sento insicura di scrivere cosi come scrivo in persiano perché temo di sbagliare e di fare una figuraccia insomma....
Ora pero' vorrei cambiare questo, vorrei cominciare ad scrivere pure qua più frequentemente perché e' vero che in persiano per quanto riguarda l' uso delle vocaboli e della grammatica sono più brava ma non e' detto che ciò che dico per quanto riguarda il contenuto sia più ricco, anzi, siccome vivo la mia vita quotidiana e soprattutto quella accademica con l' italiano, ci sono tante problematiche di cui sono capace di parlare in italiano(magari sbagliando un sacco di articoli e di preposizioni),ma viceversa non conosco i "frame" linguistici che bisogna attivare per parlare di quelle tematiche in persiano. E poi...al diavolo...io ogni giorno all'universita e in tante altri situazione più ufficiali parlo quest'italiano primitivo e passa tanto tempo dall'ultima volta che me ne sono vergognata perché se mi avessi voluto vergognare ancora di come parlo, non avrei potuto fare neanche un esame orale all'universita'(la cosa che mi e' successo per bei due anni.)
Insomma io mi ci butto e se voi, italiani, mi volete correggere, vi sarò molto grata!! E poi se cio' di cui parlo e' alla vostra altezza, dai, lasciatemi dei commenti che mi fa tanto piacere....

05 February 2006

Il delirio delle giornate blu

Oggi e' una giornata felice ma spesso non e' cosi.
Intorno a tre mesi fa avevo scritto:

Sostanzialmente mi sembra di passare le giornate piu` invani della mia vita`. A volte succede.
Anche se vorrei sempre credere che sono una persona poco passiva e che riesco a contribuire davvero alle vicende della mia vita` in maniera consapevole, in realta`,penso che mi sto nascondendo dietro le risponsabilita` assured che il corrente della vita` ha creato per me senza che io ne abbia fatto parte.
Spesso, ho la sensazione che la vita` stia altrove, e sempre di piu non riesco a capire come mai e perche mi trovo in questo…non so come chiamarlo.
Ogni giorno, sempre di piu`, mi vedo allontanando da quella che una volta avrei voluto che fosse la mia vita`. A volte per fino mi pare di capire come e` che le persone perdono i loro sogni durante gli anni. Riesco ad avere simpatia per loro, una cosa che di certo mi era impossibile quando di eta avevo di meno e pensavo di poter creare cio che sognavo.
Una volta avevo dei bei sogni. Erano piu` astratti ma mi parevano piu` raggiungibili che ora. Ero piu` giovane e meno matura e sicuramente molto meno cinica. La vita` e tutta l’esistenza erano ancora da scoprire. Mi perdonavo piu` frequentemente pensando di essere ancora abbastanza piccola per potermelo permettere, ma sopratutto, perdonavo spesso gli altri.
Non so neanche esattamente da quando ho cominciato ad invecchiarmi. Dovrebbe essere stata qualche data dopo la mia partenza dall’Iran verso l’Italia.

E` successo cosi che ci ho pensato di nuovo:
Durante le lezioni dell’universita` mi sono resa conto che non conosco proprio nessuno nel corso. Cioe` si, ma spesso non conosco neppure i loro nomi. Si tratta delle persone che durante l’anno accademico vedo qualche volta alla settimana. Cioe` le vedo solo durante le lezioni e chiaccheriamo sulla materia e ci scambiamo le nostre osservazioni riguardo alla lezione durante i dieci minuti di pausa, fumando. Piu` di questo non c’e` nulla. Non che io non lo voglia, ma ecco questo e` proprio il punto : io non riesco ne a dare e ne a ricevere. Non riesco a fingere d’essere intusiasta. A me proprio non mi viene niente in mente su cui cominciare un dialogo con qualcuno che conosco appena. Non vedo la mia faccia quando sto la` davanti a loro con la mia sigaretta tra le dite ma sono certa che neanche la mia faccia ha una grande impressione incoraggiante per gli altri a parlarmi. In ogni caso devo dire che non mi interssa neanche parlare sulle cazzate con loro. Quello che vorrei dire, semmai, sono queste cose che sto scrivendo ora, che si dicono solo ai veri amici, quelli che ti capiscono senza grandi sforzi.

Gli amici….Non ho degli amici… Ma che dico?! Certo che ne ho, ma mi sembra di non averli. In realta` sono io che non riesco ad aprirmi. E cosi non riesco ad aprirmi neanche a me stessa.
Non ero sempre cosi.
Quando ero piu’ giovane, avevo tanti amici. Ma le circostanze ci hanno separati. Ora stiamo un po` da per tutto. Ma sopratutto negli stati uniti.
Prima di finire in Italia, anche io sarei dovuta andare in USA, a New Jersey. Volevo fare la giornalista. Una certa universita, non famosa ma buona, mi aveva anche accettata. Mi ero iscritta e avevo anche fatto l’esame “toefl” e ne avevo preso un voto sufficente per studiare in lingua Inglese.
Iran e Usa dopo la vicenda dell’occupazione dell’ambasciata Americana a Teheran e la presa degli ostaggi da parte degli studenti fondamentalisti islamici durante la revoluzione del 79, non hanno piu i rapporti diplomatici. Dunque, dovevo andare all’ambaciata Americana in qualche altro paese, per chiedere il visto di studio per gli Usa. Ci sono stata, ad Ankara, e mi hanno rifiutata la richiesta del visto di studio. Non c’era da sorprendersi nonostante fosse ancora prima del 11 settembre. Per gli iraniani, questo e` un fatto piu` che normale. In Usa, per quanto riguarda lo studio, ci vanno solo quei iraniani che hanno dei motivi ben concreti e giustificabili. E che in qualche modo potrebbere essere una buona ruota per il futuro migliore della fabbrica del capitalismo Americano. Devono aver studiato scienze o ingegneria con i voti alti. Senno, devono avere l’invito da perte di una universita con un nome conosciuto a livello mondiale e di un presigio alto, per essere eventualmente semplici lavoratori che non pensano ad altro oltre alla loro specializzazione. Di certo, l’amministrazione Americana non ha bisogno dei studenti iraniani che da grande potrebbero fare la critica al sistema, ad esempio quelli che vogliono stuiare giornalismo in una universita` qualsiasi. Insomma... io non faccio parte di cio’ che loro volevano! Invece tanti dei miei amici, che studiavano delle cose che non avevano a che fare con le scienze umanistiche, ci sono andati. Altri, come me, sono rimasti per poi decidere cosa fare con la giovento bruciante….

Io, per caso, sono riuscita a venire in Italia.

Era difficile la vita da iraniana in europa dopo le vicende internazionali che erano le consequenze del 11 settembre. Ma in genere non e' facile la vita' da straniera. e soprattuto non lo e' per una fiffona come me che era stata sempre viziata da tutti. Cosi, andando avanti in tempo, mi sono sempre piu` chiusa dal resto del mondo. Gli altri hanno perso il loro fascino per me. Come se io avessi perso totalmente l’esperanza e l’intusiasmo per conoscere delle persone che mi faccessero felice sul serio. I miei momenti di felicita` sono diventati rari. E se a volte rido, e` solo perche ne ero abbituata una volta.
Quanto vorrei poter ridere un’altra volta, cosi tanto che mi faccia male la pancia e che perda il respiro. Ora che ci penso, mi ricordo spesso un girono di superiori in Iran. Avevamo finito la scuola alle due di pomeriggio. Insieme a una mia amica molto vicina, andavo a casa sua. In Iran i taxi hanno funzione di pulman, cioe` ci stanno dentro 5 persone oltre all’autista che porta tutti i loro ad una destinazione unica. Io e mia amica, davanti in un taxi, c’eravamo sedute accanto all'autista. Dietro c’erano altre tre persone. La destinazione era lontana e in mezzo ad ingorgo di Teheran abbiamo passato mezz’ora solo a ridere alle stupidagini di tipo l’aspetto di una signora che passeggiava fuori o il commneto d’autista ecc. Una signora, seduta dietro, come se volesse giustificare le nostre risate, per gli altri giustamente fuori posto, ha detto: ” beh…sono giovani! Se non ridono cosi ora, allora quando?!” Noi abbiamo riso ancora piu forte anche a quest’ultimo commento...
Sono passati piu` di dieci anni d’allora e mi pare di capire quello che intendeva, quella signora.

Sembro un tizio che beve il suo ennesimo Wiskey all’ora di chiusura e che ha appena cominciato di riscaldarsi nel suo lamento sulla gioventu` bruciata .… Lasciamo stare, non vorrei brontolarmi tanto. Anche perche dire la verita` mi sono gia calmata un po` e a rileggere la roba che ho scritto appena, mi sono resa conto che non mi sento poi cosi male…
Non sono un caso patologico, forse nemmeno una persona con i problemi personali seri. Una cosa pero e` certa: non sono del tutto liscia, ho dei alti e bassi, ogni tanto ripidi, pero` fattibili.

Credo d’aver bisogno di un altro Wiskey.

06 January 2006

Fannulloni Arroganti e le Cavolate!

“Da mattina fino a sera stare a casa e brontolare che il mondo non va avanti come si deve” e` diventato il mestiere di un sacco di persone, che sono, o meglio si credono di essere, intellettuali super-sellezionisti. Ossessionati da distinguersi da cio` che viene considerato da loro la scelta delle masse.
Ma chi crediamo di essere…se non abbiamo combinato proprio nulla a parte le nostre tante proteste verbali?!
Siamo sempre piu` diventati l’immagine di quello che crediamo sia giusto diventare, aquisendo un superficio squisito: la nostra libreria personale e la nostra collezzione di musica soffisticata, la nostre scelte di alta qualita` sulla tivu`. Distanziandoci sempre di piu` dalle persone comuni quali limite del territorio si e` esteso fino alla nostra porta di casa. Siamo cosi vigliacchi da non aprire le porte a nessuno e a niente che non conosciamo al cento per cento. Siamo dei gran fiffoni.
Uno di “massa” o un “arrogante”? Come bisogna evitare di cadere in questi due categorie. Sembra che qualunque cosa facciamo, ci diamo uno di questi due etechette.
Teorizzare la soluzione e` facile: “ mantenere la propria personalita` e l’individualismo senza diventare egoisti e arroganti verso le scelte degli altri”. In realta` pero` e` assai difficile realizzarlo perche siamo mortali e ci manca il tempo. E allora bisogna poter scegliere bene e non perdere tempo per le cavolate. Per riuscire a non cedere a tale cavolate bisogna proprio diventare arroganti e cosi radicali da riuscire a chiamare le scelte delle masse “le cavolate”!

25 February 2005

Confusa!

Cosa e` che ci fa sentire vicini alle persone?
In che punto questa vicinanza diventa una dipendenza?
Quando e` che siamo dipendenti da loro e quando e` che questa dipendenza ci fa stare bene o male?
Quando e` che questa dipendenza arriva al punto di sentirci disrispettati, umiliati e disprezzati e nonostante continuare una amicizia, una relazione o un rapporto in piena infelicita`?
Se uno poi non vede tutti questi complicazioni va bene ma se uno li vede eppure continua a dubbitare e a confligere con se stessa allora che bisogna fare?
Cosa e` che in origine ci porta ad essere dipendenti?
E se non si trovano le cause di tale dipendenza, si puo` semplicemente togliendo gli effetti risolvere il problema?
Che tipi di terapia possono aiutarci a togliere le cause?
Bastera` solo ossevare ed esserne coscienti?
La psicoanalisi, La psicoterapia, Lo sport,Il lavore e il resto ci salveranno?
La solitudine…quella pura, ci fa bene o ci fa male?
Come e` meglio essere?

24 November 2004

Il Diario Dimenticato



Le storie degli stranieri di Perugia per tanti versi sono simili. La mia pero` e` forse diversa. Non e` la storia di chi viaggia per piacere o per una semplice voglia di cambio. La mia e` quella di una fuga. Di chi lascia il proprio paese perche non ci puo piu` rimanere. Di chi crede in qualcosa di meglio.
C’e` una regola pero`. Una volta partiti, non si ritorna in dietro. Il Ritorno significa fallimento. Vuol dire ammettere la propria debolezza nel realizzare gli ideali e dire si` alla rottura dei principi laddove hanno reso la vita` un prigione.
Il dolore di rimanere, il sapore amaro della nostalgia e la forza per combattere si formano solo tenendo in conto questa regola.

Una mattinata grigia, novembre 2001.
Mi svegliai mezz’ora dopo le otto senza alcuna motivazione. Pensai: se fossi in Iran cosa farei a quest’ora?
Senza le vecchie abitudini, decifrare a base delle nuove dimensioni e` difficile una volta passata la gioia iniziale del viaggio. Nuova lingua, nuova cultura, nuovo paese, nuova universita`, nuova casa e un sacco di persone nuove di culture diverse!
Io non riuscivo piu`ad avere un giudizio e per quanto riguarda le altre persone, la mia cultura era lontana e sconosciuta. Tra l’altro dopo l`11 settembre e cioe` solo dieci giorni dal mio arrivo in Italia, non mi sentivo a mio agio parlando delle mie origini.
Sembrava impossibile allora che le persone avessero un loro parere privo di pregiudizi su di me . Per loro sarei potuta essere una musulmana fondamentalista che va in giro con le bombe nello zaino. Mi sentivo vuota e priva d’identita.
Chiamai mia mamma dicendole che ammettevo la mia debolezza e non potevo piu` sopportare di rimanere. Che volevo tornare dopo solo due mesi. Che anche lei e papa e tutti gli altri dovevano accettare il mio fallimento. Che mi mancavano.
Lei non si agito`. Mi rassicuro`che sarei potuta sempre tornare ma dal momento che avevo il permesso di soggiorno potevo almeno cercare di godermi la mia nuova vita` da straniera.
In realta` le cose non erano cambiate ma le sue parole mi calmarono. Feci una passeggiata in centro. Alti e bassi che lasciano senza respiro e catturano lo sguardo. Pensai alla mia nuova identita`: la straniera.
Cosa fanno gli stranieri?
Cercano in tutti modi di sentirsi meno esclusi, conoscendo altri come loro. Questo a Perugia e` abbastanza facile. E se fai il corso di lingua italiana all’universita` per stranieri ancora di piu`. Nei corridoi del palazzo Gallenga si sono formati centinaie di volte dei dialoghi tipici:
Di dove sei? Per quanto rimani? Come ti chiami? Scusa come?!
La maggior parte degli stranieri dell’universita pero`non hanno la stessa storia mia. Io mi trovavo li e cosi potevo fare finta di essere una di loro. Potevo nascondere la mia realta` dietro la loro felicita` di trovarsi in questo bel paese per imparare la lingua e godersi I ritmi mediterranei.
Una volta entrati nella vita` straniera studentesca di Perugia, tutta la scena cambia. Ci sono tutta una serie di attivita` I cui partecipanti sembrano interessarsi a tutte le altre culture. Gli incontri sulla poesia ceca, su quella tedesca, I concerti di musica bresiliana, di quella Africana, I seminari sulle donne arabe, su quelle afghane, Le cene giapponesi, quelle svedesi ec.
Poi cominci piano piano a frequentare gli Italiani. Sulle scalette del duomo ci saranno sempre amici di amici dei conquilini. Inviti il tuo gruppetto multietnico a casa tua e mostri un tocco della tua cultura cucinando un piatto tipico del tuo paese. Vai a varie feste che non sai di chi sono, ai vari locali a divertirti come ti pare forte del fatto di non poter essere decifrata in quanto straniera.
Se sei fortunata, in tutto questo avrai fatto delle amicizie un po` piu` profonde.
C’e`un problema in stare sempre tra gli stranieri a Perugia pero`.Quasi tutti partono dopo un po di tempo e percio` non desiderano avere un approccio profondo verso la vita` in questo breve periodo. Non e` facile trovare gli amici, chiamamoli veri e nel momento in cui decidi di cambiare il tuo atteggiamento e provi ad approfondire la vita smettendo di vagabondare I vari posti e frequentare decine di persone solo per averne una impressione superficiale, ti trovi di nuovo sola.
Per uno come me che resta, diventa ogni giorno piu` difficile ricominciare tutto con I nuovi arrivatti. Le cose che si ripetono diventano banali. Ci si stanca di raccontare le stesse storie. Di dare delle spiegazioni sulla propria esistenza e la propria identita` che si collegano solo con la cultura di provenienza. Ad un certo punto vorresti che gli altri ti conoscessero per quello che sei a prescindere dalla tua nazionalita`. Staccato da una storia collettiva, vorresti raccontarli la tua storia personale.

Mi sono seduta sulla panchina, laddove avevo chiamato mia madre tre anni fa.
Mi chiedo, chi sono ora ?
Non sono piu` la tipica straniera di Perugia. Non ho piu` voglia di tornare a casa neanche. Forse perche e` qui che mi sento a casa. Questo e` il mio pianeta. Mi sento ancora straniera ma lo sono sempre stata. Anche nella mia terra se non piu` di qui, non meno, pero` e` solo ora che me ne rendo conto.
Forse tutti ci sentiamo a casa solo dove ci sono le nostre cose, I nostri amici e le nostre scelte, tutto cio` di cui prendiamo cura. Una volta lasciato il pianeta` pero`, come il piccolo principe, siamo tutti stranieri.

04 October 2004

Non Piangere



Mamani, racontava di aver corso intorno alla grande piscina di giardino, minacciando suo nonno di annergaresi se non le avesse lasciato andare a scuola come lo facevano i bambini maschi. Aveva forse dodici anni….

Mamani, mia nonna, questa storia, mel’aveva raccontata decine di volte. Pero`, ora che lei non c’e` da quasi sette anni, i dettagli della storia, non meli ricordo bene.
Non so quanto sia la mia memmoria a falsificare l’immagine o sia l’eccezionalita` di questa vicenda che mi porta a crearne un mito.

Anche io, decine di volte, ho tentato di costituire una mia storia su quella sua, ma ogni volta il mio racconto mi e` parso totalmente privo d’importanza e di particolarita`, sopratutto quando l’ho paragonata con le tracce vere della facenda stessa e il suo effetto su almeno quell pezzo della storia che riguarda la mia famiglia e percio` su tutta la mia esistenza.

…Le hanno permesso di andare a scuola e visto che gia` studiava da se a casa, le hanno fatto fare un specie d’esame di riconoscimento ed e` stata amessa al quarto elementare. Dopo di che piano piano, una alla volta, tutte le ragazze della famiglia hanno tenuto lo stesso permesso. Ogniuna amessa a un livello diverso: tutte studiavano gia a casa….
Erano gli anni venti.

Sette anni, beh…non ancora.
Cosa mi ricordo di lei?
Non so se e`buona o meno che la memmoria mia piano piano commincia a non riuscire a ricordarla perfettamente.
Ci sono le sue foto. Forse da qualche parte, tra le cosette dei miei, si troveranno delle filmate sue o dei documenti scritti da lei. Ci sono le memmorie degli altri che la conoscevano.
A base tutto cio` si puo` tentare di ricostruire il suo immagine.
Ma come si puo` ricostruire odore di pelle di qualcuno? Sensazione di avere i suoi cappelli sotto le dita? La voce sua quando mi diceva “Non piangere, tesoro mio”

25 August 2004

Domanda

Certe cose sono buone solo pure. Certe altre mescolate bene insieme, diventano ancora meglio. E` difficile trovare la ricetta giusta.
In questi tre anni non faccio altro che cercare per la ricetta giusta tra la cultura Iraniana e quella Europea.
Durante questo cammino a volte sono arrivata a accettare o negare completamente una o l’altra, pur credendo che entrambe meritano rispetto. Non riesco di staccarmi totalmente dai miei emozioni che certe volte sono davvero immaturi. Casco in trappola di difendere l'una davanti a chi nega l'altra.
Vorrei tanto essere sicura di me e sentirmi stabile per poter giudicare con la logica.Pero`a volte "giudicare" sembra assai difficile.
Forse non lo si deve fare a fatto. Allora come si fa a scegliere?

25 May 2004

La Colpevole

E` poco piu` di un mese che sono tornata da Iran. Ma mi manca tutto cosi tanto. Piu` che altro mio padre. Anche la prima volta lui mi mancava troppo, pero` sta volta conosco meglio questa sensazione. So che incontrarlo, non risolvera` nulla.
Allontanandomi da Iran, ho fatto crescere una illusione dentro di me, e cioe` che le cose mi mancano perche io mi trovo qua` in Italia e non In Iran dove quelle cose si trovano….Invece quando sono tornata in Iran, mi sono meravigliata per quanto quelle cose si erano persi ma non tanto in spazio quanto in tempo.
A me mancava non il padre che avevo lasciato sei mesi prima in Iran, ma quello che avevo lasciato tanto tempo fa. O forse era lui che mi ha lasciato…. La colpa era mia forse: Sono diventata una donna. Non ero piu` la sua bimba.
Mi manca. Non so dove gli ho perso e se mai lo ritrovero.

29 April 2004

la piccola principessa

E` la primavera. Le finestre sono aperte. Si sentono i ragazzi a piano sotto che parlano. Sembrano vicini tra di loro. Sembrano un gruppo felice. Sono amici da tanto tempo, forse si. Cosi sembra almeno.
Io…sono nella mia stanza. Sola. Ma mi sento ancora piu` sola di quello che sono in realta` in questo momento. Mi sento piu` lontana da tutti e tutto quello che si trova in torno a me.
Chi sono io e che faccio su questa pianeta? Sembra che sono appena caduta sulla terra da un posto molto lontano e sconosciuto. Come faccio a tornare…non so. Non si trovano nemmeno degli serpenti qua`.
Le mie dite corrono su tassiera senza il commando del mio cervello.
Quando finisce questa sensazione? E se non finisse mai? Che dovrei fare? Dove potrei nascondermi e non sentire le voci che mi fanno sentire ancora piu` sola? Quanto potro` ancora resistere a creare la mia pianeta` intorno a me senza che nessuno lo trtasformassi in un’altra : una di quelle che non mi piaciono.
L’amore…Perche non lo sento piu`. Dove va a finire? Quel meraviglioso senzasione di leggerezza felice e significante…dove svanisce?
Fino a che punto siamo capaci di farci del male? Essere immaturi? Cechi? Fino a quando?
Vorrei poter crescere…vorrei poter perdonare ma non perdere.
Vorri sentirmi sulla mia pianeta` anche sulla terra.
Vorrei farci crescere qua la mia rosa.
Ho bisogno di essere piu` leggera. E`tutto qua. Dovrei poter perdonare.

25 April 2004

Pensiero Architettonico!

Una volta leggevo di nascosto gli appunti di un’amica che li aveva dimenticati da me. Allora tutte e due studiavamo architettura. Lei era ed e` tuttora molto piu` artista che io. Scriveva:
“ Se tutti le costruzioni architettoniche siano delle opere d’arte e percio` vadano conservate, fra poco non ci sara piu` spazio sulla faccia di terra per le nuove opere architettoniche.”

Sono giorni che piove a Perugia, anche se non fa freddo. Ho parlato con I parenti miei a Tehran e dicono che la` fa un freddo come non mai. I miei conquilini Hamburgesi dicono che la` fa piu` caldo che in Italia. Pare che tutto si sta rovesciando.
Per quel poco che so di architettura, I palazzi vanno costruiti considerando la clima di una certa zona geografica.
Ora…sembra che la natura ci fa distrugere le opere di prima e costruire delle nuove che funzionino nelle nuove zone geografiche.
E` eccitante.

25 March 2004

Amnesia

Non mi ricordavo nulla. Una cara amica si stava piano piano preocupando di me. Diceva che una amnesia del genere, per la mia eta` e` grave.
Erano meno di tre anni che vivevo in Italia pero` fin quel momento non mi ero nemmeno accorta del fatto che ci sono delle cose, delle persone e degli situazioni in Iran di cui non mi viene proprio niente piu` in mente, come se non ci fossero mai esistiti. Poi mi sono chiesta: Perche` dimentico?

Mentre prendevo il mio solito caffelatte di mattina, leggevo un’articolo sulla “Le donne”, la rivista femminista piu` vecchia dopo la revulozione islamica in Iran. E` una di quelle conservatrice, tocca molto indirettamente la politica e parla piu dei argomenti sociali ma proprio per questo viene ancora publicata, cosi che l’anno scorso l’avevano festeggiato il centesimo numero: una cosa rara da quelle parti!
L’articolo parla di condizione delle scuole femminile in Iran. Mi ricordo bene la sensazione. Quella paura, il distacco tra la casa e la scuola, le delusioni, i punizioni non meritati, i taboo, il dovere di mentire, il gusto di nascondere e di ribellare, la soddisfazione di essere diversa, le promesse che ogni giorno ti facevano fare in ufficio della direttrice e che non mantenevi mai.... E mi sono chiesta: Perche` dimentico?

Ogni volta che vado giu` a Tehran, penso di essere fortunata che non ci vivo piu`. Anche se a Perugia, mi mancano sempre le piccole cose che pero` non sono cosi importanti calcolando tante altre cose che ottengo vivendo in una societa`, diciamo, democratica come quella italiana.
Io pero`dopo meno di una settimana dal mio ritorno in Italia, comincio a dimenticare di tutto cio` che devo apprezzare e mi ritorna questo grande cinicismo che mi frena di poter sognare e sperare in meglio. Il cinicismo che e` proprio di mia generazione. Il cinicismo che conosco bene e non ha frontiere.

Questa e` la quarta volta che in due anni e mezzo ritorno in Iran. Questa vanita` che mi circonda da per tutto, questa` desperazione esistenziale, questo rimpianto per la mia esistenza e` in aria di nuovo. Ma sono stanca di questo cerchio ripetitivo. Vorrei ricordarmi quanto sono fortunata di vivere dove si puo`esprimersi, anche se nessuno ti ascolta ma almeno tutta la tua energia non si perde solo per ottenere il diritto di esprimerti. Ma anche per tante altre cose forse non ancora ottenute da nessuna parte del mondo. Il diritto di esprimersi, mi sembra troppo ovvio per combatterci sopra!
Vorrei ricordarmi di tutto cio` che e` possibile qua` ma non ancora la`, in Iran. Di tutto cio` che mi ha fatto soffrire tutta la mia infanzia, di tutto cio che mi ha fatto allontanare dalla persona che sono o sarei voluta essere. Tutto cio che mi ha obligato di usare tante maschere che sono diventate parti inseparabili del mio carattere durante gli anni. Solo cosi mi sentiro` piu` viva. Aprezzero` piu` e come si deve, questa mia opportunita` che non tutte le donne del mio paese hanno. In realta` nemmeno tutti gli uomini.

25 September 2003

Il Black Out

E` Settembre. C’e` “Black Out” in Italia da due giorni ormai. Sono appena tornata dall’Iran e mi sono trasferita nella casa nuova. Il corso dell’universita` non e` ancora cominciato. Tutte le circostanze mi danno un senso di leggerezza per cui, questa vicenda non prevista e le sue conseguenze (privazione d’acqua e doverla portare dalle fontane di citta`o comprarla nei negozi) mi paiono eccittanti. Sopratutto mi piace avere qualcosa in comune con tutti gli altri individui. Siamo tutti privi d’acqua e d’elettricita`. Siamo improvvisamente diventati una comunita`. La nostra e` quella basata sul nostro problema comune. E` un tema su cui chiacchierare anche con chi non conosci, chiedere le soluzioni che hanno gli altri, dare i consigli sulle cose gia` esperimentate da te. Insomma lo spirito sociale e` vivo.

Ora sono rimasta sola a casa pero`. Si sente il rumore di un elicottero che passa sopra la casa. A un tratto sento un’angoscia che mi e` familiare. Ma non riesco a riconoscerla. Cerco di concentrarmi e di ricordare…:

“Sono appena tornata a casa. Mamma mi aveva portato fuori per comprarmi un vestito nuovo per il capodanno. Sono tutta contenta essendo riuscita a convincerla su quella gonna rossa che mi piaceva tanto.
E` notte. Non c’e` la luce ma ci sono abbituata. Mia nonna, seduta nella sala, sotto la luce delle lampadine a gas che si accendono durante queste notti prive d’ellettricita`, mormora fra se` i versetti del Corano. Io e mamma ci siamo sdraiate sul nostro letto matrimoniale. Lei e` stanca e io non ho da fare e sono in attesa dell’elettricita. Chiudo gli occhi e mi immagino nella mia nuova gonna rossa. E` molto felice quest’ immagine. Oh! …E` proprio emozionante!
Improvisamente pero` sembra che le finestre stiano per scoppiare. Sento un’esplosione nella pancia e nelle orechie. Trema la terra e tutto cio` che ci sta sopra. Salto dal letto e guardo la mamma e chiedo: “cosa era?” prima di accorgermi che anche lei si sta facendo la stessa domanda a voce alta.
Sappiamo di essere in guerra e abbiamo gia` sentito e visto dei bombardamenti in altre citta` e anche nella nostra, ma questo e` stato piu`, molto piu` forte. Mamma apre la porta dell’ appartamento. Nelle scale ci sono vicini che scendono di furia. Fa appena in tempo a capire da uno di loro che stanno lanciando dei missili. E` la prima volta che lo fanno. Non so esattamente la differenza tra un missile e una bomba ma penso che il primo sia piu` pericoloso.
Non penso piu`, corro verso la nonna che ce l’ ha appena fatta ad uscire dalla sala, le prendo la mano. Cerco di spiegarle la situazione mentre la tiro veso la porta. Mi faccio coraggio pensando che Il rifugio e` davanti casa, Basta scendere le scale, Siamo solo al primo piano.
La mamma sta cercando il suo velo. Al buio cerco di trovare una candela da portare nelle scale.
Nonna commincia a dire che preferisce rimanere a casa, le e` difficile camminare. Mamma invece vuole uscire e vedere dove e` stato sbattuto dai missile. Sono disperata: cosa devo fare io? Devo decidere in fretta: andare con lei o rimanere con la nonna. E` come se dovessi scegliere insieme a quale delle due mi piacerebbe di piu` morire.
Scendo con mamma. Siamo per la strada. Camminiamo verso la luce che arriva dal primo incroce. Non siamo ancora arrivate che la terra si muove di nuovo. Questo rumore insopportabile mi ha assordata. Sento solo i gridi della gente che corre spaventata. Commincio a gridare anch’ io tenendo ancora piu` stretta la mano di mamma. La trascino con me in direzione opposta, verso casa. Nonostante sia confusa, mamma sembra tranquilla. Mi sta dicendo qualcosa ma io non la sento. Il mio cuore batte forte e sento di dover salvare la mamma. Devo salvare tutti I miei cari. Ho tanta paura di perdere tutti proprio in questo momento…”



Quando sara` finito il “black out”, tutto tornera` alla normalita`. Nessuno piu` si chiedera` cosa stiano facendo gli altri. Non ci sara` piu questo problema commune per cui sentirsi vicino ad altri. Saremo di nuovo individui liberi.
Non sento piu` l’elicottero. Dalla nostra finestra si vedono, fuori sulla terazza dei vicini, i resti di una bandiera di pace che durante questi mesi si e` spezzata e ha perso i suoi colori d’arcobalena ….

06 April 2002

La Scritrice?

Tante volte ho pensato che forso io sono una scritrice. Il mio dubbio a questo riguardo e` piu legato al mio dubbio su come definire la parola “scritrice” che a sua volta e` sottoparte del mio desiderio generale di non definire le parole in termini assoluti. Come dice Antoine de Saint- Exupery in “Il Piccolo Principe”, “le parole sono il sorgente dei malintesi.”
In ogni caso se “lo scrittore” vuole dire "chi scrive non solo per se ma che vede se quando scrive, come un attore su palco scenico rivolto ad un pubblico, allora io sono una scritrice.
Oops! Quest’ultima sembra proprio una dichiarazione pericolosa.